Insieme a Greta Thundberg, perché la salute è un dovere di tutti.

Il 15 marzo c’è stato lo sciopero mondiale per il clima: sulle orme di Greta Thunberg, gli studenti di tutto il mondo, insieme a chiunque ha a cuore il tema, sono scesi in piazza per far sentire la loro voce, nella speranza che i governi prendano sul serio l’emergenza climatica e propongano delle leggi che mirino veramente alla riduzione delle emissioni di gas serra e dell’utilizzo della plastica monouso.

La comunità scientifica concorda quasi all’unanimità (e chi ha dei dubbi dovrebbe rivedere i dati con più attenzione…) sul fatto che gran parte del riscaldamento osservato a partire dalla metà del XX secolo va attribuito all’incremento dei gas a effetto serra emessi dalle attività umane; ciò significa che l’aumento delle temperature non è imputabile a semplici fenomeni naturali, quali ad esempio le eruzioni vulcaniche, ma è causato dalle attività umane, quali i processi industriali, i trasporti, agricoltura e allevamenti intesivi ecc…

Tutto ciò ha fatto sì che l’era attuale sia definita antropocene, termine divulgato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul Crutzen, per definire l’epoca geologica in cui l’ambiente terrestre, inteso come l’insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita, è fortemente condizionato a scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana (Treccani). Così come l’essere umano per rimanere in salute deve presentare determinati valori fisiologici, anche il pianeta deve mantenere degli equilibri molto delicati, che se rotti possono portare a conseguenze disastrose, come ad esempio l’aumento della frequenza e della violenza degli uragani.

Senza addentrarci nelle questioni tecniche, sottolineiamo il fatto che la problematica è nota alla scienza e ai governi da decenni oramai; il famoso climatologo Luca Mercalli ha dichiarato che per risolvere il problema avremmo dovuto agire quaranta anni fa. Ora, dunque, è il momento di correre ai ripari, per mitigare gli effetti negativi che sicuramente ci saranno, ma per fare ciò servono rapidamente leggi severe ed efficaci, che dovranno essere rispettate da tutti, senza possibilità di uscire dai patti internazionali. Ecco il perchè della manifestazione del 15 marzo.

Anche noi dell’Istituto NeMI c’eravamo: qualsiasi discorso in tema di salute e di prevenzione infatti, non può in alcun modo prescindere dalla salute ambientale. Noi respiriamo aria, beviamo acqua, ci nutriamo di cibi che provengono dalla terra e se questi elementi sono compromessi, anche la nostra salute ne risentirà, in maniera più o meno grave. Abbiamo partecipato con convinzione a questa manifestazione, piena di cartelloni, slogan, cori ed entusiasmo, anche se a nulla serve tutto ciò, se poi si butta a terra la cicca della sigaretta o il volantino che non interessa…

Cosa possiamo fare, quindi, tutti noi, che non ricopriamo cariche governative?

Se da una parte non dobbiamo cadere nello sconforto dell’impotenza, dall’altro non ci possiamo permettere di indulgere nell’autoassoluzione del “eh, ma che ci posso fare io?!”. Il cambiamento deve partire da ciascuno di noi, ovvero dobbiamo iniziare a ragionare e a pensare prima di consumare. La maggior parte dei gas serra emessi deriva da allevamenti e agricoltura intensivi? Riduciamo il consumo di carne, sopratutto bovina ed evitiamo di consumarla in grandi catene come Mac Donalds. I mari soffocano a causa della plastica e il pesce che consumiamo ne è contaminato? Diciamo no alla plastica monouso, il che significa rifiutare le cannucce nei nostri drink, boicottare i bar che servono caffè da asporto in bicchieri di plastica (con tanto di cappuccio e cannuccia), comprare una borraccia al posto delle bottigliette da mezzo litro da portare in ufficio, fare acquisti nei negozi che vendono prodotti sfusi, comprare i detersivi alla spina… e potrei proseguire con una lista infinita. Non sopportiamo gli sbarchi degli immigrati? A maggior ragione dovremmo impegnarci ancora di più, perché le conseguenze dell’aumento delle temperature sono desertificazione, periodi di prolungata siccità, uragani sempre più violenti… e questo porterà inevitabilmente a migrazioni di massa (e domani sui barconi potremmo esserci noi).

Noi dell’Istituto NeMI ci impegnamo con passione per contribuire al cambiamento, proponendo laboratori di autoproduzione a prezzi accessibili e sollevando il dibattito anche durante le nostre lezioni.

Quando ho tenuto il corso di nutrizione, ad esempio, il tema ambientale è venuto fuori prepotentemente: come possiamo parlare di alimentazione sana, se non ci rendiamo conto di quanto il nostro cibo è inquinato? Non si parla di questi argomenti per creare allarmismo e terrore, ma per prendere coscienza della gravità e della diffusione del problema, affinché ognuno di noi faccia la propria parte nella soluzione. Basti vedere la grande eco che ha avuto il boicottaggio dell’olio di palma; perché non può essere così anche per la plastica monouso? Certo, tutto questo richiede impegno, revisione dei nostri consumi quotidiani e il recupero del saper fare.

Tutti i membri di NeMI s’impegnano affinché questi concetti si diffondano il più possibile, lavorando per fornire soluzioni che tengano anche conto dei ritmi frenetici a cui ciascuno di noi è sottoposto.

Lo facciamo per noi stessi, perché ci teniamo alla nostra salute, ma lo facciamo anche per le generazioni future, per i nostri figli, i nostri nipoti, i figli dei nostri amici, perché se noi adulti non facciamo ORA, ogni giorno, la nostra parte, condanneremo chi viene dopo di noi a vivere in un mondo più povero di risorse, più malato, più pronto alla guerra.

L’alternativa a questo scenario apocalittico c’è, lavoriamo insieme per farla diventare realtà.

Per approfondimenti: http://www.nimbus.it/download_pubblicazioni/ClimaEnergia_CapireAgire.pdf

Dicci cosa ne pensi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.