La guerra dei vaccini

Sono moltissime le persone convinte che il naturopata sia per definizione un accanito No-Vax e che, per questa ragione, si rivolgono a noi per sapere se vaccinare o meno i propri figli invece di parlarne con il pediatra.

Come naturopate e operatrici dell’Istituto NeMI, il nostro approccio è molto diverso dalla maggior parte dei nostri colleghi. Non siamo disposte a mettere in dubbio il valore oggettivo della vaccinazione come pratica di protezione sanitaria, prima di tutto perché negare i progressi dell’ultimo secolo in campo medico significherebbe fare un passo indietro, verso un nuovo medioevo, e in secondo luogo perché parlare di vaccinazioni mettendole tutte in un unico calderone è riduttivo e semplicistico.

Ciascun vaccino richiede un’analisi a sé stante, diversa secondo le caratteristiche dell’agente patogeno in questione: il vaccino contro il morbillo è sicuramente diverso da quello contro la poliomielite, così come sono differenti fra di loro le due malattie, in termini di virulenza, tempi di incubazione, vie di trasmissione e infettività.

Al tempo stesso non ci possiamo riconoscere in un atteggiamento, portato avanti dai media e da molti esponenti del mondo scientifico, che si oppone a qualsiasi osservazione o quesito che possa mettere in discussione il dogma vaccinale: la scienza non è una religione, anzi, al contrario il metodo scientifico è basato sulla discussione e la verificabilità dei dati ed è aperto alle critiche e ad essere confutato in nome di teorie più avanzate e coerenti con la realtà.

Nel nostro Paese, purtroppo, non è più possibile un reale confronto sull’argomento: si sono creati due netti schieramenti in forte conflitto, in cui nessuna delle posizioni è disposta ad ascoltare ragioni e preoccupazioni dell’altra, anche a causa di una pessima divulgazione operata dai mass media, che privilegiano le posizioni forti a discapito della verità oggettiva.

Quando si affrontano temi inerenti alla salute è molto importante trattarli con serietà e cognizione di causa, altrimenti è decisamente meglio tacere. Purtroppo, con la diffusione capillare dei social e l’inchiesta scientifica in mano a “Le Iene”, chiunque oggi può dire la sua su qualsiasi argomento anche senza saperne, di fatto, assolutamente nulla. Non vogliamo certamente mettere in discussione il diritto alla libertà di parola, ma vorremmo ricordare che esso va di pari passo con la libertà di pensiero: la parola pronunciata in un impeto emotivo può solo arrecare danno.

Prima di affrontare qualunque argomento serio sarebbe quindi bene documentarsi e, in ambito medico-sanitario, questo significa leggere pubblicazioni scientifiche, scritte in inglese, con un linguaggio tecnico e pubblicate su riviste di settore di nota affidabilità.

Cosa vuol dire? Che se non sappiamo comprendere uno studio epidemiologico sull’autismo non possiamo parlare di correlazioni tra autismo e vaccini; se non sappiamo distinguere il vaccino per la poliomielite da quello per la varicella non possiamo pronunciarci su quali siano effettivamente necessari; se non siamo in grado di studiare dei dati statistici non possiamo sapere con quale probabilità si possono manifestare degli effetti indesiderati.

Perché? Perché questo argomento non ha nulla a che fare con la libertà di espressione, ma con dati scientifici e clinici che richiedono specifiche competenze per essere compresi. Inoltre, pochissimi dei non addetti ai lavori sanno che la statistica è in realtà il cuore pulsante della scienza, che basa i suoi risultati proprio sui concetti di probabilità e correlazione tra diversi fenomeni. Questo significa che due eventi contemporanei o che si manifestano in successione possano non essere affatto collegati tra loro, proprio come la riduzione delle nascite nel nostro Paese non è correlata con la contemporanea riduzione delle cicogne; significa anche che uno studio effettuato su 30 persone su una popolazione di oltre 7 miliardi non ha alcun valore statistico.

Il problema è che, in un contesto fortemente polarizzato come questo, si perde il buon senso, a danno delle famiglie e della collettività. Negare che i vaccini possano avere degli effetti indesiderati è sbagliato non solo dal punto di vista etico, ma anche da quello scientifico perché qualsiasi sostanza, anche la più innocua, può indurre degli effetti collaterali e questo dato non è trascurabile se si intende inocularla in un organismo sano a scopo preventivo.

Dare degli ignoranti a coloro che si pongono domande non è corretto, anche sotto il profilo del codice deontologico medico, che impone prima di tutto di non nuocere: una campagna violenta come quella del Professor Burioni ha infatti favorito l’ingrossarsi dello schieramento no vax, invece di informare con pazienza e professionalità le famiglie perché potessero prendere una decisione ponderata. Allo stesso modo il terrorismo mediatico di associazioni No Vax non aiuta affatto a fare chiarezza o a promuovere una ricerca seria, ma porta soltanto ad un aprioristico rifiuto delle vaccinazioni in toto, che vengono considerate il male assoluto.

Ciò che più fa imbestialire di entrambi gli schieramenti, è che alla fine strumentalizzano la buona fede e l’amore dei genitori per i figli facendo terrorismo mediatico, ma non fornendo nessuna reale risposta. Uno dice “Devi vaccinare tutti con ogni vaccino possibile, somaro”, e l’altro “Se vaccini tuo figlio lo rovinerai per sempre, diventerà autistico!” Entrambi usano la politica della paura per far schierare le persone dalla propria parte, ma da quando la paura è un movente per il ragionamento razionale? Siamo più lucidi quando esaminiamo con calma dei dati o quando li osserviamo con gli occhi spiritati, terrorizzati di fare un errore che ricadrà sulla pelle delle persone che amiamo di più al mondo?

Tra due frange estreme, il gruppo di coloro che si pongono delle domande in modo scientifico finisce con l’essere schiacciato, screditato e condannato. Intorno al tema dei vaccini si è creato un dogma: sei a favore o contro, devi essere schierato, il dubbio non è ammesso… ricorda tanto i tempi dell’inquisizione… così, dietro un’apparente libertà di pensiero e parola, si nasconde una censura spietata, che impedisce di porre domande legittime, alla ricerca di risposte sensate, basate su dati reali e in continuo aggiornamento.

Molti medici sembrano infatti dimenticarsi della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) che, con le sue scoperte, ha messo in evidenza la reciproca influenza esistente tra il piano fisico e quello esperienziale, sottolineando come eventi stressanti a livello psicologico abbiano un forte impatto biologico sui sistemi di regolazione dell’organismo, compreso il sistema immunitario. Da questo si deduce come anche lo stress in sede di vaccinazione possa produrre delle alterazioni sul modo in cui il sistema immunitario elaborerà la sostanza: genitori ansiosi e spaventati trasmetteranno la loro insicurezza al bambino, rendendolo più vulnerabile e sensibile ai possibili effetti indesiderati che, nella maggior parte dei casi, sono in realtà di semplice soluzione (febbre, dolore in sede di inoculazione, irrequietezza…), ma non per questo da trascurare o ridicolizzare. Al contrario, eseguire la vaccinazione in un contesto sereno e rassicurante potrebbe migliorare la risposta immunitaria riducendo le manifestazioni avverse.

Come naturopati non ci sentiamo in diritto di pronunciarci a favore o contro le vaccinazioni, perché questo esula dalle nostre competenze, ma ci siamo sentite in dovere di affrontare l’argomento per i tanti genitori che ci chiedono consiglio: proprio in virtù delle osservazioni fatte, va da sé che la cosa migliore sia sempre rivolgersi al proprio pediatra di fiducia che, conoscendo bene famiglia e bambino, potrà valutare in modo personalizzato le migliori opzioni per voi.

Su questo argomento, tuttavia, la naturopatia ha molto da offrire. Vedremo nel prossimo articolo cosa si può fare per affrontare al meglio l’iter vaccinale, nel caso fosse questa la vostra scelta.

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