Naturale è innocuo … o forse no?

Quando si parla di rimedi naturali il pensiero corre subito alla fitoterapia e alle piante medicinali. In effetti, da quanto riportato in un’ indagine della Regione Piemonte aggiornata al 2018, in Italia l’87% dei rispondenti ha acquistato un prodotto classificato come integratore alimentare negli ultimi dodici mesi; il 50% di tali prodotti è di origine vegetale. L’assunzione tisane, tinture madri ed estratti vegetali per la prevenzione e il trattamento di alcuni comuni disturbi è in continuo aumento, ma è spesso accompagnato da un atteggiamento di leggerezza, che spinge all’autoprescrizione, perché in fondo “Sono solo erbe, male non fanno di certo!”. In altre parole, se un prodotto è di origine naturale è sicuramente innocuo. In questo articolo vorrei portare l’attenzione proprio sull’erroneità di questo assunto.

Per prima cosa, ritengo sia necessario fare una distinzione tra la fitoterapia e l’erboristeria. Mentre la prima disciplina si concentra sui principi attivi presenti nelle diverse parti dei vegetali e sul loro effetto sulla fisiologia, la seconda, che deriva dalle medicine tradizionali, prende in considerazione anche gli aspetti energetici e vitalistici delle piante e dunque il consiglio di tal erba piuttosto che un’altra deriva dall’osservazione della persona nel suo insieme e non semplicemente in base al sintomo lamentato. In ogni caso, il prodotto che si assume contiene pur sempre delle molecole farmacologicamente attive; ancora oggi infatti, la maggior parte dei farmaci di sintesi deriva direttamente o indirettamente dalle piante. Molti dei prodotti vegetali che si trovano in commercio però, sono etichettati come fitointegratori alimentari e ciò contribuisce a consolidare il pensiero comune che dunque non possano essere dannosi.

In realtà, a partire dal 2002 l’Istituto Superiore di Sanità ha predisposto un sistema di fitosorveglianza, proprio per monitorare gli effetti avversi che derivano dalla concomitante assunzione di farmaci ed erbe. Uno studio della University of Techology di Sydney e dell’Australian Research Centre in Complementary and Integrative Medicine ha infatti messo in luce il fatto che due fruitori su tre delle medicine complementari tengono, per varie ragioni, nascosto questo dato al proprio medico, esponendosi di fatto a pericolose interazioni pianta/farmaco in caso di cure canoniche. Tutti noi sappiamo ad esempio che l’assunzione della liquirizia può aumentare la pressione sanguigna, ma quanti sanno dell’interazione dell’iperico, noto antidepressivo di origine vegetale, con la pillola anticoncezionale? Oppure del possibile potenziamento della gastrolesività da FANS o cortisonici dovuto alla contemporanea assunzione dell’anice? Questi dati non possono essere trascurati, soprattutto se si vuole evitare di commettere errori che, oltre a danneggiare l’utente, screditano ulteriormente le medicine complementari.

Ritengo che il ricorso alle erbe sia auspicabile, in quanto presentano meno effetti iatrogeni, ovvero correlati all’assunzione di un farmaco e spesso hanno una funzione di stimolazione della normale fisiologia, più che di sostituzione. L’aspetto che mi preme sottolineare è che, considerata la disponibilità di questi prodotti anche nel reparto salutistico del supermercato, si è portati a pensare che sia sufficiente leggere le indicazioni riportate sull’etichetta per garantirsi un utilizzo sicuro, quando invece talvolta sarebbe davvero necessario prima consultarsi con un esperto, soprattutto nel caso in cui si stia seguendo una terapia farmacologica. Per questo motivo tengo particolarmente all’aspetto collaborativo che può venirsi a creare tra i medici e i naturopati: ove ci sia già l’assunzione di farmaci, il naturopata può sempre confrontarsi con il medico prima di consigliare un rimedio fitoterapico, in modo tale che l’assistito possa ottenere i massimi benefici, in totale sicurezza.

Per approfondimenti: Foley H., Steel A., Cramer H., Wardle J. & Adames J. (2019) – Disclosure of complementary medicine use to medical providers: a systematic review and meta-analysis, Scientific Reports, 9:1573


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