Il potere preventivo della naturopatia

Oggi si parla molto di prevenzione, ma non tutti hanno chiaro cosa esattamente significhi, confondendo facilmente la prevenzione primaria con lo screening.

Cerchiamo di chiarire la differenza:

La prevenzione si pone come obiettivo l’educazione alla salute e la correzione dei comportamenti e delle abitudini che predispongono alla malattia. Uno stile di vita sano, con un’alimentazione equilibrata, una buona attività fisica svolta con continuità, il rispetto dei bioritmi e una buona dose di resilienza di fronte alle avversità costituiscono le basi della prevenzione primaria.

Lo screening precoce invece prevede l’esecuzione di specifici esami che consentano di individuare eventuali alterazioni, generalmente di tipo tumorale, nella fase iniziale della patologia, rendendo così molto più facile e sicura l’eradicazione delle cellule mutate, con conseguente riduzione del rischio di esiti drammatici a causa della manifestazione fisica.

La prevenzione interviene quindi prima della malattia, riducendo i fattori predisponenti, mentre lo screening precoce serve a individuare se la malattia è già presente e la predisposizione è diventata realtà manifesta. Se la patologia è, e resta, campo di pertinenza medica, la prevenzione è invece il regno delle medicine tradizionali (vedi glossario) e complementari, tra cui la naturopatia.

Come sostenuto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, “l’approccio filosofico della Naturopatia comprende la prevenzione delle malattie, l’incoraggiamento della intrinseca capacità di guarigione del corpo, il trattamento naturale di tutta la persona, la personale responsabilità per propria salute e l’istruzione dei pazienti per promuovere la salute attraverso un adeguato stile di vita”.

Il valore preventivo delle medicine complementari è pertanto pienamente riconosciuto dall’OMS, fortemente impegnata a promuoverne la diffusione e l’integrazione con i sistemi sanitari nazionali. Nel resto del mondo questo processo è già in corso e in molto Paesi il naturopata può lavorare al pari di un medico, anche se con alcune limitazioni in caso di patologie gravi.

In Italia, purtroppo, questo non avviene, anche a causa di una guerra mediatica volta a screditare le medicine “alternative”. Se da una parte la mancanza di una regolamentazione seria e chiara lascia spazio a operatori improvvisati, dall’altra l’attacco costante nei confronti di qualsiasi forma di cura diversa dalla medicina accademica ha poco fondamento scientifico: senza entrare nel merito dell’autorevolezza di un ente sovranazionale serio e “superpartes” come l’OMS, dobbiamo ricordare che la scienza è un divenire e non un dogma inciso nella pietra.

Quando ero bambina era consuetudine asportare l’appendice o le tonsille al primo segno di infiammazione, mentre oggi si sa che questo tipo di intervento, se non assolutamente indispensabile, può predisporre allo sviluppo di patologie più gravi. Allo stesso modo negli anni ’90, durante i miei studi presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia, mi insegnarono che il 98% del DNA era considerato “DNA spazzatura”, in quanto si riteneva che avesse solo una funzione di riserva a cui attingere in caso di mutazioni genetiche; oggi si sa che proprio in quel 98% di DNA si nasconde il programma che decide quali geni devono essere espressi e quali no, rivoluzionando completamente le fondamenta della genetica e dei meccanismi di adattamento ed evoluzione.

La scienza è tale quando è aperta al dialogo e al confronto, quando è pronta a mettersi in discussione, fino anche a confutare sé stessa in nome di teorie più accurate e aderenti alla realtà. La chiusura e la derisione coltivate con cura certosina nei confronti delle medicine tradizionali e complementari si dimostrano pertanto più antiscientifiche dell’omeopatia o dell’agopuntura che, paradossalmente, sono tanto osteggiate da molti medici pur essendo di esclusiva pertinenza della categoria (per la legge italiana, infatti, solo un medico può essere omeopata o praticare l’agopuntura).

Credo fermamente che sia necessario operare in direzione di una maggiore apertura, promuovendo una corretta informazione al pubblico e una formazione seria e adeguata per i naturopati e gli operatori delle medicine complementari, al fine di favorire quel processo di cooperazione ed integrazione richiesto dall’OMS e dal Parlamento Europeo.

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