L’OMS e la situazione italiana

L’OMS e le Medicine Non Convenzionali

Da tempo l’OMS ha manifestato un particolare interesse per le Medicine Tradizionali e non Convenzionali (MNC). Per questa sollecita gli Stati membri a utilizzare il potenziale contributo che esse possono dare alla salute, invitandoli ad adottare un sistema di cura centrato sulle persone e il loro benessere.

L’OMS promuove pertanto la conoscenza, l’impiego e l’integrazione delle medicine tradizionali e non convenzionali con i sistemi sanitari nazionali. Questo per sfruttare al massimo le migliori caratteristiche di ciascuno di essi e consentire così di compensare le debolezze/carenze reciproche.

L’Istituto NeMI nasce per rispondere a questa chiamata e alle richieste delle istituzioni europee e mondiali, nonché a quelle di un pubblico sempre più in crescita.

Il progetto di integrazione

L’impiego delle MNC deve avvenire all’interno di modelli applicativi che ne garantiscano l’efficacia e la sicurezza; per questo l’OMS esorta gli Stati membri a costituire dei sistemi per la qualificazione, l’accreditamento e l’idoneità degli operatori professionisti delle medicine non convenzionali. Sollecita anche gli Stati Membri ad assisterli nel migliorare le loro conoscenze e competenze in collaborazione con i professionisti della sanità. Solo così possono essere usate in modo razionale, diventando accessibili anche e soprattutto alle fasce di popolazione meno abbienti.

La presenza di una normativa chiara relativa alla formazione e all’ambito di applicazione delle MNC è indispensabile per evitare il proliferare di tecniche e pratiche eterogenee di cui è impossibile valutare le reali utilità, efficacia e sicurezza.

La situazione italiana

In Italia l’invito ad aderire alla norma UNI 11491:2013, presente nella Legge 04/2013, dovrebbe favorire la tutela dei fruitori del servizio, stabilendo i requisiti necessari a un operatore per poter esercitare. Per una distorsione tutta italiana, tuttavia, l’adesione alla norma UNI è diventata una strategia di marketing delle scuole per accrescere “sulla carta” la propria credibilità sul mercato, senza tuttavia garantire de facto la qualità della formazione erogata.

Un’attenta analisi delle offerte formative di molte scuole evidenzia, infatti, solo un’apparente conformità alla norma, in quanto il reale contenuto dei corsi raramente corrisponde al livello approfondito di preparazione richiesto per ottenere la certificazione. Ad esempio, sono pochissime le scuole in Italia che forniscono nozioni di base di pronto soccorso, fitofarmacologia e interazione con altri farmaci, psicologia della relazione, ecc… Eppure, la norma UNI richiede esplicitamente l’acquisizione di queste competenze per certificare l’operatore. L’offerta formativa proposta dall’Istituto NeMI mira proprio a colmare questo divario, fornendo solide basi scientifiche e creando un linguaggio comune per una comunicazione costruttiva e proficua con gli altri operatori sanitari, oltre che una formazione di alto livello nel campo delle MNC.

L’analisi di un esperto

Purtroppo, a fronte di un impegno internazionale chiaro volto verso l’integrazione delle diverse forme di medicina, l‘Italia per ora risponde alle sollecitazioni dell’OMS e del parlamento Europeo in maniera piuttosto insoddisfacente. Questo è reso evidente nel documento “Le Medicine non convenzionali in Italia: la situazione attuale” di Paolo Roberti di Sarsina.

Nella popolazione italiana si consolida un’ampia realtà sociale di scelte terapeutiche di Medicine Non Convenzionali, ma le istituzioni sanitarie non hanno finora voluto, né sono state capaci, di mettersi al passo di questa realtà sociale ampiamente diffusa, disattendendo le risoluzioni del Parlamento Europeo (1997) e del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il piano strategico sulle MNC dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2002).

La necessità di una normativa chiara

La mancanza di una regolamentazione seria ed efficace dei percorsi di formazione, dei requisiti per operare e dell’ambito di competenza delle MNC in Italia ha profonde conseguenze. Lascia ampio spazio a falsi professionisti, guaritori e guru, che spesso assumono una posizione di netto contrasto con la medicina convenzionale, cavalcando la crescente diffidenza della popolazione nei confronti delle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, per accrescere la propria clientela.

La legge italiana lascia spazio ad un’allarmante disomogeneità nella preparazione degli operatori in termini qualitativi e di contenuto e ne definisce in maniera inadeguata gli ambiti di competenza, lasciando che troppo facilmente si pongano come alternativa al medico, pur non avendo la stessa preparazione scientifica. In un quadro nazionale così distante dalle linee guida proposte sia dal Parlamento Europeo sia dall’OMS, l’Italia sembra piuttosto voler seguire la direzione opposta: invece di favorire l’integrazione alimenta e aumenta la separazione tra le due scienze, invece di facilitare la diffusione e la ricerca delle MNC, le istituzioni sanitarie e i media le screditano e ne negano l’utilità (basti pensare alle frequenti polemiche sull’efficacia dell’omeopatia sollevate dalla stessa classe medica che pur ne detiene l’esclusiva di esercizio), anziché promuovere e garantire standard formativi di qualità delega questo delicato compito alle associazioni private, anche a discapito dell’etica.

La proposta dell’Istituto NeMI

Alla luce di tutte queste considerazioni e dell’attuale situazione nazionale, l’Istituto NeMI lavora con competenza e serietà per rispondere alle necessità che emergono. Agisce nel pieno rispetto del proprio ruolo e di quello delle altre figure sanitarie, con le quali auspica uno scambio sempre più stretto e collaborativo. La guerra mediatica tra medicina convenzionale e le MNC, così accesa nel nostro Paese, non può che danneggiare tutta la popolazione, come è dimostrato, tra le altre cose, dal crollo delle vaccinazioni degli ultimi anni.

L’assenza di una formazione accademica in medicina non permette di praticare una Medicina Alternativa, tuttavia, con un’appropriata preparazione in ambito di MNC è non solo corretto, ma anche adeguato e auspicabile permettere agli operatori qualificati di esercitare la loro professione come Medicina Complementare, in affiancamento al medico convenzionale.

La collaborazione è l’unica strada auspicabile e ha un grande potenziale sociale e sanitario.

I vantaggi dell’integrazione

Nell’ultimo documento dell’OMS, Traditional Medicine Strategy 2014-2023, si evidenziano i benefici derivati dal processo di integrazione tra le MNC e la medicina convenzionale nel mondo, sia in termini economici sia socio-sanitari. Tra questi spiccano:

  • la globalità dell’approccio delle medicine tradizionali e non convenzionali, che pone il focus sulla cura della persona nella sua totalità;
  • l’efficacia dimostrata dalle MNC nella prevenzione e nel dare sollievo nelle patologie cronico-degenerative;
  • la riduzione della spesa sanitaria pubblica grazie all’educazione alla salute e alla prevenzione, tipici delle MNC, con conseguente diminuzione delle malattie causate da stili di vita non salutari

Questi sono tra i più importanti vantaggi dell’integrazione e hanno tale portata da aver indotto l’OMS a confermare e rafforzare gli sforzi a favore della diffusione e integrazione delle MNC con la medicina convenzionale, soprattutto in risposta all’incremento inarrestabile delle malattie croniche che costituiscono oggi una vera e propria urgenza.

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