L’OMS e la situazione italiana

OMS

L’OMS e le Medicine Non Convenzionali

Da tempo l’OMS ha manifestato un particolare interesse per le Medicine Tradizionali e non Convenzionali (MNC), di cui la naturopatia fa parte. Di conseguenza, sollecita gli Stati membri a utilizzare il potenziale contributo che esse possono dare alla salute, invitandoli ad adottare un sistema di cura centrato sulle persone e il loro benessere. (http://apps.who.int/medicinedocs/documents/s17553en/s17553en.pdf)

L’OMS promuove pertanto la conoscenza, l’impiego e l’integrazione delle medicine tradizionali e non convenzionali con i sistemi sanitari nazionali. Questo per sfruttare al massimo le migliori caratteristiche di ciascuno di essi e consentire così di compensare le debolezze/carenze reciproche.

Il progetto di integrazione

L’impiego delle MNC deve avvenire all’interno di modelli applicativi che ne garantiscano l’efficacia e la sicurezza. Per questo l’OMS esorta gli Stati membri a costituire dei sistemi per la qualificazione, l’accreditamento e l’idoneità degli operatori professionisti delle medicine non convenzionali. Sollecita anche i diversi Paesi a favorire la collaborazione degli operatori con i professionisti della sanità. Solo così le MNC possono essere usate in modo razionale, diventando accessibili anche e soprattutto alle fasce di popolazione meno abbienti.

La presenza di una normativa chiara relativa alla formazione e all’ambito di applicazione delle MNC è indispensabile. Questo per evitare il proliferare di tecniche e pratiche eterogenee di cui è impossibile valutare le reali utilità, efficacia e sicurezza.

La situazione italiana

In Italia le MNC che non sono di pertinenza medica sono regolate dalla legge 04/2013. Questa legge detta le linee guida per tutte le professioni non riconosciute a livello nazionale, ma non offre criteri qualitativi per la formazione degli operatori. L’invito ad aderire alla norma UNI 11491:2013, contenuto nella legge, dovrebbe favorire la tutela dei fruitori del servizio, stabilendo i requisiti necessari a un operatore per poter esercitare. Tuttavia la certificazione UNI è proposta a titolo volontario e non costituisce un requisito per svolgere la professione.

Molte scuole fanno riferimento a questa norma nel proprio piano di studi. Un’attenta analisi delle diverse offerte formative, tuttavia, mostra solo un’apparente conformità alla norma. Il reale contenuto dei corsi e il monte ore effettivo raramente corrispondono al livello approfondito di preparazione richiesto per ottenere la certificazione. Ad esempio, sono pochissimi gli enti formativi che forniscono nozioni di base di pronto soccorso, fitofarmacologia e interazione con altri farmaci, psicologia della relazione, ecc… Eppure, la norma UNI richiede esplicitamente l’acquisizione di queste competenze per certificare l’operatore.

L’offerta formativa proposta dall’Istituto NeMI mira proprio a colmare questo divario. Fornisce solide basi scientifiche per creare una comunicazione costruttiva e proficua con gli altri operatori sanitari. A questo affianca una formazione di alto livello nel campo delle medicine tradizionali e complementari.

L’analisi di un esperto

A fronte di un impegno internazionale chiaro volto verso l’integrazione delle diverse forme di medicina, l‘Italia per ora risponde alle sollecitazioni dell’OMS e del parlamento Europeo in maniera piuttosto insoddisfacente. Questo è reso evidente nel documento “Le Medicine non convenzionali in Italia: la situazione attuale” di Paolo Roberti di Sarsina.

Nella popolazione italiana si consolida un’ampia realtà sociale di scelte terapeutiche di Medicine Non Convenzionali, ma le istituzioni sanitarie non hanno finora voluto, né sono state capaci, di mettersi al passo di questa realtà sociale ampiamente diffusa, disattendendo le risoluzioni del Parlamento Europeo (1997) e del Consiglio d’Europa (1999), né adottando il piano strategico sulle MNC dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2002).

La necessità di una normativa chiara

La mancanza di una regolamentazione seria e univoca dei percorsi di formazione e dell’ambito di competenza delle MNC in Italia ha profonde conseguenze. Lascia ampio spazio a falsi professionisti, guaritori e guru, che spesso assumono una posizione di netto contrasto con la medicina convenzionale.

La legge italiana lascia spazio ad un’allarmante disomogeneità nella preparazione degli operatori in termini qualitativi e di contenuto e ne definisce in maniera inadeguata gli ambiti di competenza, lasciando che troppo facilmente si pongano come alternativa al medico, pur non avendo la stessa preparazione scientifica. In un quadro nazionale così distante dalle linee guida proposte sia dal Parlamento Europeo sia dall’OMS, l’Italia sembra piuttosto voler seguire la direzione opposta. Invece di favorire l’integrazione alimenta e aumenta la separazione tra le due forme di cura. Anziché promuovere e garantire standard formativi di qualità delega questo delicato compito alle associazioni private, anche a discapito dell’etica. Al posto di facilitare la diffusione e la ricerca delle MNC, le istituzioni sanitarie e i media le screditano e ne negano l’utilità. Basti pensare alle frequenti polemiche sull’efficacia dell’omeopatia sollevate dalla stessa classe medica, che pur ne detiene l’esclusiva di esercizio.

La proposta dell’Istituto NeMI

Alla luce di tutte queste considerazioni e dell’attuale situazione nazionale, l’Istituto NeMI lavora con competenza e serietà per rispondere alle necessità che emergono. Agisce nel pieno rispetto del proprio ruolo e di quello delle altre figure sanitarie, con le quali auspica uno scambio sempre più stretto e collaborativo. La guerra mediatica tra medicina convenzionale e le MNC, così accesa nel nostro Paese, non può che danneggiare tutta la popolazione. Questo è dimostrato, tra le altre cose, dal crollo delle vaccinazioni degli ultimi anni.

L’assenza di una formazione accademica in medicina non permette di praticare una Medicina Alternativa. Tuttavia, con un’appropriata preparazione è adeguato e auspicabile permettere agli operatori qualificati di esercitare la loro professione come Medicina Complementare, in affiancamento al medico convenzionale. Questa politica è già realtà in molti Paesi del mondo, dove le MNC e la naturopatia sono ben regolamentate, con benefici misurabili.

La collaborazione è l’unica strada auspicabile e ha un grande potenziale sociale e sanitario.

I vantaggi dell’integrazione

Nell’ultimo documento dell’OMS, Traditional Medicine Strategy 2014-2023, si evidenziano i vantaggi derivati dal processo di integrazione tra le MNC e la medicina convenzionale nel mondo, sia in termini economici sia socio-sanitari. (https://istitutonemi.com/associazione/documenti/)

Tra questi spiccano:

  • la globalità dell’approccio delle medicine tradizionali e non convenzionali, che pone il focus sulla cura della persona nella sua totalità;
  • l’efficacia dimostrata dalle MNC nel dare sollievo nelle patologie cronico-degenerative;
  • l’impatto positivo sul fenomeno dell’antibiotico-resistenza delle politiche di prevenzione tipiche delle MNC
  • la riduzione della spesa sanitaria pubblica grazie all’educazione alla salute e alla prevenzione, con conseguente diminuzione delle malattie causate da stili di vita non salutari

Questi sono tra i più importanti vantaggi dell’integrazione e hanno tale portata da aver indotto l’OMS a confermare e rafforzare gli sforzi a favore della diffusione e integrazione delle MNC con la medicina convenzionale, soprattutto in risposta all’incremento inarrestabile delle malattie croniche che costituiscono oggi una vera e propria urgenza.

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