Alimentazione sana o ortoressia? Scopriamolo insieme

Una “corretta” riflessione.

Oggi vorremmo proporvi una riflessione a proposito di quello che, più che atteggiamento nei confronti del cibo, oggigiorno sembra un’ossessione: il mangiare “corretto” . Purtroppo oggi l’ortoressia, ovvero la fissazione psicologica per l’alimentazione sana, è un fenomeno in crescita: circa trecentomila persone in Italia soffrono di questo disturbo, che sembra interessare più gli uomini rispetto alle donne.

Come naturopati, le nostre priorità sono l’educazione alla salute e la prevenzione primaria, ovvero tutti quegli atteggiamenti che promuovono il benessere ed è indubbio che una dieta equilibrata sia uno di questi. Districarsi in mezzo a moltissime informazioni, che spesso si contraddicono tra loro, può però risultare molto difficile; quando poi all’aspetto meramente biochimico si aggiungono i dati sulle possibili contaminazioni e sull’impatto ambientale, abbiamo finito di vivere… e di mangiare!

Insomma, su qualsiasi alimento presente nella nostra dispensa possiamo intavolare una discussione di ore.

Ciò su cui vorremmo porre l’attenzione è l’atteggiamento poco salutare che ci vede concentrare moltissime delle nostre energie sul cibo, trascurando altri aspetti che influiscono sulla nostra vita, tanto quanto quello che ingeriamo, se non di più. Uno di questi è l’aspetto sociale e conviviale del cibo. Il cibo infatti, veicola molti messaggi ed emozioni, elementi sottili fondamentali per l’essere umano, che ha bisogno di nutrire anche la sua anima. Se si arriva a rinunciare a ciò in virtù del mangiare corretto o a sentirsi in colpa perché abbiamo “ceduto” al piacere di una bella pizza con gli amici, c’è qualcosa che non va.

Nel campo della naturopatia notiamo spesso questo tipo di atteggiamento che consideriamo un po’ troppo intransigente e soprattutto “non olistico”. Proprio perché i naturopati sono fieri di valutare l’essere umano nel suo complesso, è necessario tenere conto anche delle sue esigenze emotive, i suoi meccanismi di gratificazione e di compensazione e tutte le difficoltà che si riscontrano al giorno d’oggi nel seguire una dieta sana, non disponendo di molto tempo.

Fare i bacchettoni è controproducente, bisogna essere fermi e fungere da esempio, ma senza dimenticarsi che nella vita non esiste solo il cibo. Ecco perché non condividiamo la veemenza, a volte anche abbastanza aggressiva, con la quale vengono difese alcune scelte alimentari: il rispetto deve venire prima di tutto. Altrimenti si rischia di affannarsi per seguire un’alimentazione sana e “pulita”, ma non ci si cura di avere pensieri e parole altrettanto sani e puliti.

In conclusione.

C’è un altro aspetto che vorremmo sottolineare: quando un sistema è complesso (e l’uomo e la sua salute sono decisamente sistemi complessi!), la semplificazione è rassicurante. Ci si convince quindi che controllando ciò che si mangia si possa controllare meglio la nostra vita e così l’attenzione (sacrosanta) nei confronti del cibo, rischia di sfociare in ossessione e ortoressia.

Per dirla con le parole di Marino Niola nel suo libro Homo dieteticus: “Farsi da mangiare diventa per loro (gli ortoressici, n.d.a.) un gesto transizionale, come la coperta di Linus. Un modo per ridurre la complessità sfuggente della realtà a una dimensione gestibile. Controllando ciò che si mettono in corpo hanno, insomma, l’illusione di controllare anche il resto. È quel che facciamo nel nostro piccolo un po’ tutti, ricorrendo al tofu come esorcismo, al riso integrale come mantra e alla curcuma come salvavita”.

Per approfondimenti:

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